Fede e dintorni

Il perdono di un giovane martire

Nel chiostro della Basilica dell’Immacolta a Barcellona è stata posta una statua del giovane martire della Guerra civile spagnola, Juan Roig, il beato catalano che guarda ancora negli occhi i suoi coetanei. E i ragazzi della città rileggono la sua vita in un libro. – «Che Dio vi perdoni, come io vi perdono» furono le parole rivolte ai propri assassini dal giovane Juan Roig, il beato catalano, mentre moriva. Aveva 19 anni. – Oggi egli guarda ancora negli occhi i suoi coetanei attraverso questa statua eretta in suo onore ed un libro che racconta la sua vita e raccoglie le esperienze dei suoi devoti di oggi.

Attualità

Elaborato da Ministero della Salute il piano vaccinale

Piano strategico nazionale E’ stato diffuso il piano per l’esecuzione della campagna vaccinale nazionale. Elaborato in armonia con il Piano strategico nazionale del Ministero della Salute, fissa le linee operative per completare al più presto la campagna vaccinale https://prenotazioni.vaccinicovid.gov.it/

Fede e dintorni

Morire per portare frutto

Dice Gesù: “Io,quando sarò innalzato da terra (sulla croce), attirerò tutti a me». – Nella passione salvifica di Cristo l’umanità può riconoscere il senso della sua gloria che sta nella potenza ineffabile della croce. – Dio Padre, che ha ascoltato il grido del suo Figlio, obbediente fino alla morte di croce, conceda a coloro che nelle prove della vita si associano alla sua passione, la fecondità del seme che muore per portare frutto.

Attualità

Letture meridiane

“Meridiano” vuol dire autonomia rispetto al pensiero unico Un moderno Caffè Letterario all’Istituto di Istruzione Superiore di Tropea Protagonisti noi studenti della 5C del Liceo Scientifico, guidati e assai abilmente coinvolti dal nostro prof. Angelo Stumpo in un percorso che nasce come attività e approfondimento delle tematiche relative all’Educazione Civica, all’Agenda 2030, alla Cittadinanza Digitale […]

Fede e dintorni

Alternanza di emozioni in ospedale

Quante volte le ripetute cadute ci levano la voglia di proseguire il nostro impegno, perché possiamo apparire dei falliti o degli illusi. – A Gesù, che è rimasto fedele alla sua consegna ed ha camminato deciso verso la sua morte, chiediamo la perseveranza di stare e camminare con lui, vincendo ogni rispetto umano o il senso di vergogna che sopraggiunge. Ed insieme a Lui attendere con infinita pazienza coloro che rifiutano la sua grazia e il suo amore. – E nel luogo del dolore, dove si presta un servizio all’umanità ferita, si trovino sempre parole e gesti di incoraggiamento.

Attualità

Lettera aperta ai tropeani

“Tropea è una città ricca di persone per bene” “Perché è successo tutto questo? Perché è venuto meno il senso di pietà cristiana nella città di Don Mottola e Irma Scrugli?” Cari Cittadini di Tropea, Gli ultimi avvenimenti che hanno segnato la vita della nostra città hanno marcato nel profondo le coscienze dei tropeani, offesi […]

Fede e dintorni

Anno della famiglia con San Giuseppe

– Oggi, solennità di San Giuseppe, prende il via l’Anno della famiglia: «Uniti da San Giuseppe». – Papa Francesco lo aveva ricordato nel dopo Angelus di domenica 14 marzo: “Venerdì prossimo, 19 marzo, Solennità di San Giuseppe, si aprirà l’Anno della famiglia Amoris laetitia: un anno speciale per crescere nell’amore familiare. – Già l’8 dicembre 2020 Papa Francesco aveva indetto l’Anno di San Giuseppe con la Lettera apostolica «Patris corde» pubblicata in occasione dei 150 anni dalla proclamazione di san Giuseppe a patrono della Chiesa universale. Ora il Santo assisterà con la sua paterna presenza alle varie iniziative promosse per l’Anno della Famiglia. “Camminiamo con San Giuseppe!”

Fede e dintorni

Offrire le proprie le lacrime

Alle donne che piangono su di lui, Gesù rimanda loro il gesto di pietà ricevuto: «Non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli». – C’è qualcosa che rimane alla pietà dell’uomo e della donna: offrire le proprie lacrime per stare vicino a chi soffre. – C’è da piangere per coloro che sono nella tristezza, perché soffrono nel corpo e nello spirito; per coloro che sono perseguitati per la fede e la giustizia; per coloro che sono lontano dalla famiglia; per coloro che sono senza casa e senza lavoro. – Tutto ciò può essere un servizio di consolazione e solidarietà: il ministero della consolazione attivo in ogni comunità parrocchiale. – Si può diventare ministri della consolazione dimostrando atteggiamenti di cura e accompagnamento umano e spirituale dei sofferenti, diventando segno concreto della vicinanza di Dio e della comunità.

Fede e dintorni

Preghiera o violenza?

Le preghiere e l’esempio della suora in ginocchio non sono bastate a placare la violenza in Birmania. Infatti, peggiorano a dismisura le conseguenze della repressione delle forze di sicurezza del Myanmar contro le manifestazioni di protesta scatenate dal golpe militare dello scorso primo febbraio. – La violenza tende ad azzerare tutto, eliminando le persone e i loro diritti. – Perché non ci si lascia attrarre dal dialogo fraterno e costruttivo? – E’ il destino amaro dell’uomo che rifiuta la luce, preferendo le tenebre. – Cristo ci offre la salvezza col sacrificio della sua morte in croce: è il martirio di amore che alla fine salverà chi crede e spera. – E questo è apparso nel desiderio di quella suora in ginocchio davanti ai militari: “Uccidete me, ma risparmiate tutti questi giovani”. – Il Signore renda fecondo il desiderio di pace, di riconciliazione e di salvezza per tutti.

Fede e dintorni

CADUTE E RICADUTE NELLA VITA

Via Crucis. Gesù ha voluto provare la debolezza di cadere sotto il peso della sofferenza; ma egli si è alzato per andare decisamente incontro al suo destino: la morte in croce. – A Gesù non era il peso della croce, ma quello dei nostri peccati a procurargli le tante sofferenze ed anche le nostre tante ricadute volontarie nel peccato. Anche per noi, che spesso cadiamo sotto le prove della vita, si mostrano più pesanti e insopportabili le ingratitudini di chi chi abbiamo vicino (parenti, amici…) che le sofferenze stesse, al punto che siamo tentati di scrollare dalle nostre spalle il peso della croce e della volontà di Dio. – E’ il momento di rivolgersi a Colui che è rimasto fedele: “Gesù mio, quante volte mi hai perdonato ed io son tornato a cadere e ad offenderti. Per il merito delle tue cadute, dammi l’aiuto a perseverare in grazia tua sino alla morte; e nelle prove della vita mi raccomandi sempre a te”.

Fede e dintorni

FARE PULIZIA NELL’ANIMA

In questo periodo di quaresima siamo ripetutamente invitati a purificare il nostro cuore, a pulire la nostra anima. – Dio non ci lascia mai soli nel compito di «far pulizia» nella nostra casa-anima. E’ con noi, dalla nostra parte. Ci incoraggia con la sua parola, ci affianca e agisce con la sua grazia. Il sacramento della Riconciliazione è opera contemporaneamente di Dio e del cristiano, che si incontrano per star bene insieme e «mangiare alla stessa tavola».

Fede e dintorni

DIO È PADRE MISERICORDIOSO

In questa quarta domenica di quaresima, chiamata “laetare” (Rallegratevi): siamo invitati a gioire.Dio è Padre ricco di misericordia, che ci ha tanto amati fino a donarci suo Figlio. Sì, Gesù è stato mandato dal Padre misericordioso ed egli è venuto in un mondo decaduto ed ha portato luce e vita nuova. La venuta di Gesù, la sua vita, la sua croce e la sua risurrezione sono il segno più grande dell’amore del Padre per noi. Dio ci ha amato fino alla follia in Gesù sulla croce. Oggi Dio continua ad amarci e a donarsi nel Figlio attraverso i sacramenti che Cristo ci ha lasciato in sua memoria.

Fede e dintorni

UN SANTO PER LA PANDEMIA

Nelle vite di alcuni santi e di eroici missionari (uomini e donne) leggiamo che essi riuscivano a stare insieme ai lebbrosi, ai malati di malattie contagiose, condividendo la loro vita tutti i giorni e assistendoli fino alla loro morte, senza aver paura. – San Francesco d’Assisi abbracciò il lebbroso, San Damiano de Veuster condivise tutta la vita con i lebbrosi di Molokai, il beato Pietro Donders redentorista servì i lebbrosi per 27 anni e poi morì di lebbra… – Essi agivano a “mani nude”, cioè senza molte risorse, ma in cuore portavano un grande amore per gli ammalati, l’amore “folle” di Dio, come quello vissuto da San Giovanni di Dio. – La pandemia che stiamo vivendo ci offre un altro vangelo non scritto, ma vissuto come azione quotidiana in mezzo agli ammalati.